Milano libera ancora tutti!

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Geronimo Gaiaschi è candidato al Municipio 9 per Sinistra X Milano con Stefano Indovino candidato presidente.
Questo è il discorso con cui ha presentato la sua candidatura.

Mi chiamo Geronimo, ho 33 anni, sono nato e vissuto a Milano. Qui sono cresciuto, ho studiato e ho imparato il mio mestiere.

Sono un operatore culturale, la definizione non mi piace ma, insomma, è difficile spiegare quello che faccio e “operatore” suona abbastanza bene. Da anni gestisco un locale a Milano, ma con i miei soci ho organizzato e organizzo tuttora eventi in tutta la città.

 

Cinque anni fa la città era esausta dopo anni di malgoverno, repressione e tolleranza zero. Fare il mio mestiere era molto difficile: era difficile ottenere i permessi e i controlli indiscriminati erano fatti per chiudere e non per aiutare a migliorare. L’allora Amministrazione voleva una cittadinanza chiusa in casa a guardare la televisione, voleva una cittadinanza intollerante.

Intollerante alla musica, appoggiando sparuti firmatari di petizioni che avevano il potere di fermare manifestazioni e concerti.

Intollerante verso i più deboli, arrivando a usare l’AMSA per bagnare le panchine dove si sedevano i senza tetto.

Intollerante al mondo che ci circonda, non alimentando l’industria del turismo.

Fino a 5 anni fa Milano era, nell’immaginario collettivo, una città grigia, fatta per lavorare, abitata da agenti di borsa, imprenditori e, per poche settimane l’anno, da designers e fashion designers.

I discorsi erano: <<Beh, ma cosa ci viene a fare un turista qui?>>.

Io di questo non mi sono mai capacitato.

Milano è una città bellissima, è piena di cose da vedere, è piena di storia e cultura. Chiese meravigliose come San Satiro in via Torino, o San Bernardino alle ossa dietro via Larga. Abbiamo il castello, all’interno delle mura cittadine, più grande d’europa; i Navigli di Leonardo; la Scala. Abbiamo il secondo dipinto più importante del mondo a Milano.

Nonostante tutto questo la città non aveva attrattiva.

Riassumendo: cinque anni fa abitavamo in una città grigia, chiusa in se stessa e spoglia di contenuti.

 

Cinque anni fa assieme ad alcuni colleghi ho ideato e realizzato un grande concerto chiamato “Milano Libera Tutti”. Abbiamo invitato a suonare tutti i nostri amici musicisti di Milano e non, esausti anche loro di vivere o di venirsi a esibire in una città così. Lo abbiamo fatto perché sapevamo cosa sarebbe potuta essere questa città se lasciata libera di esprimersi. Lo abbiamo fatto perché abbiamo trovato delle persone che ci hanno ascoltato, che hanno letto il documento che avevamo preparato e lo hanno sottoscritto senza reticenze.

Queste persone sono salite sul palco con noi a fare musica, con noi a credere nella stessa visione che avevamo della città. Queste persone sono Giuliano Pisapia, Stefano Boeri, Paolo Limonta, Luca Gibillini e tante altre…

Sono le persone che subito dopo quella serata di maggio hanno vinto le elezioni e che negli ultimi cinque anni hanno portato (come profetizzavamo nel video di lancio del concerto) colore alla città grigia.

Sento spesso dire, ancora oggi perché è tanto radicata questa idea, che i locali a Milano chiudo: <<Hanno chiuso il Rolling Stones…>>.

I locali oggi sono tanti e ne continuano ad aprire: bar, ristoranti, discoteche..

<<Questo cosa c’entra?>> direte voi, c’entra.

 

La cultura, la musica, l’intrattenimento e in generale la qualità della vita sono fondamentali.

Non è un caso che Milano sia passata dalla diciottesima alla seconda posizione nella classifica de Il Sole 24 ORE per la qualità della vita in Italia. Una città viva e illuminata anche la notte è una città più sicura; le nostre strade, se sono vissute, sono più sicure.

Vi ricordate che a un certo punto sembravano indispensabili le ronde dell’esercito? Il controllo maniacale, i coprifuoco e la repressione, storicamente, non hanno mai portato da nessuna parte e anzi: una città sempre illuminata e viva fa paura solo a chi la paura la vuole.

Una città vibrante, che offre e produce cultura è più attrattiva: è più attrattiva per i turisti, che vengono a scoprire le nostre bellezze e le nostre eccellenze senza più trovarsi in una città dove dopo le dieci di sera non c’è più nulla da fare; è più attrattiva per gli studenti, che non solo vedono realizzata in Italia una Milano sempre più europea come offerta, ma che offre anche più possibilità di lavoro per mantenersi agli studi; è più attrattiva per chi vuole venire a lavorare a Milano, per chi ha studiato e vuole mettere in pratica la sua professionalità.

Perché una città viva, illuminata e vibrante è più sicura, è più bella e sta bene.

 

Uno dei motivi che 5 anni fa mi ha spinto a dire la mia, sul quel palco, era che vedevo la socialità delegata esclusivamente, o quasi, all’alcol: grandi sciami di persone che si radunavano a migliaia in luoghi random della città senza nulla da fare se non “scassarsi”.

Oggi, la socialità, passa attraverso piccole imprese della cultura, nate e cresciute sul territorio, che hanno avuto la possibilità, attraverso i bandi comunali e la messa a sistema di una burocrazia spesso inutile e dannosa, di organizzare e proporre sempre più concerti, mostre, spettacoli e happening.

Il motivo che mi spinge ora a candidarmi al nono Municipio è che l’esperienza degli ultimi anni la reputo importante. Ha trasformato la città e l’ha messa sulla strada giusta per diventare la metropoli europea che avrebbe sempre dovuto essere. 

Mi candido perché voglio fare la mia piccola parte tra le strade che vivo ogni giorno per rendere questo posto ancora più bello per le persone che lo vivono, per quelle che ci vorranno venire per un weekend o per costruirsi il proprio futuro e vivere la propria vita.

Mi candido perché questa vita è mia, è vostra, è l’unica cosa che ci appartiene veramente e l’abbiamo lasciata gestire alle persone sbagliate per troppo tempo e ora, che abbiamo avuto l’occasione di riprendercela, di governarla attraverso persone giuste, corrette che ci assomigliano e con le quali abbiamo condiviso realmente qualcosa, non possiamo più lasciarcela sfuggire di mano.

Non sono per niente attratto dal potere e, anzi, lo reputo la causa principale dei mali di questo mondo, ma sono altresì convinto che il disimpegno, l’abbandonarsi passivamente a quello che succede non ci dia poi il diritto di lamentarci quando le cose si mettono male.

Questo è il nostro momento di occuparci di quello che diventeremo tra decine di anni, di occuparci per noi e per chi verrà, dei nostri destini e di tutto quello che ci riguarda.

Il mio è un piccolo passo e mi candido perché me lo ha chiesto una persona che negli ultimi cinque anni è stato un fautore di questo bel cambiamento: Luca Gibillini.

Geronimo Gaiaschi